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Allevamenti, foraggi e sostenibilità ambientale un equilibrio che si regge sull'alta qualità
16
giu

Foraggi, allevamenti e sostenibilità ambientale per l’alta qualità

Sappiamo che,per produrre un grande Parmigiano Reggiano DOP è fondamentale avere un’ottima materia prima, ovvero un latte di alta qualità.

Ma come si può ottenere qualità da un terreno che impoveriamo o da animali di cui non ci curiamo?
Ovviamente è impossibile.
Bisogna quindi bilanciare ogni azione e preoccuparsi sempre del benessere tanto degli animali quanto dei terreni, con un occhio attento a come impattiamo sull’ambiente in generale.

In un precedente articolo abbiamo messo a fuoco l’importanza del benessere delle mucche da latte all’interno degli allevamenti, oggi invece vogliamo concentrarci sull’importanza della loro alimentazione, sull’impatto ambientale che hanno i grandi allevamenti e sulle migliori soluzioni messe in campo per proteggere al contempo il benessere degli animali, quello del pianeta e quello degli allevatori.

Foraggio: la selezione e i divieti

Come sappiamo, il Parmigiano Reggiano è prodotto esclusivamente con latte di vacche alimentante a foraggio… ma cos’è il foraggio?
Il termine include tutti quegli elementi che fungono da alimento per il bestiame allevato, inclusi scarti di altre produzioni.

Fortunatamente, nel caso specifico del nostro amato formaggio, il Disciplinare di Produzione stabilisce nettamente quali sono i foraggi ammessi e quali quelli vietati.

Possono essere somministrati alle vacche da latte:

i foraggi freschi ottenuti da prati naturali, da prati stabili polifiti e da prati di erba medica e di erba di trifoglio;
gli erbai di loietto, di segale, di avena, di orzo, di frumento, di granturchino, di sorgo da ricaccio, di panico, di erba mazzolina (Dactilis), di festuca, di fleolo (Phleum), di sulla, di lupinella, somministrati singolarmente o associati tra loro;
gli erbai di pisello, veccia e favino purchè associati con almeno una delle essenze foraggere di cui al punto precedente;
i fieni ottenuti a mezzo dell’essiccamento in campo o mediante ventilazione forzata (aeroessiccazione) delle essenze foraggere predette;
il foraggio trinciato ottenuto dalla pianta intera del mais a maturazione latteo-cerosa o cerosa, somministrato immediatamente dopo la raccolta, nella dose massima di 15 kg/capo/giorno;
le paglie di cereali, con esclusione di quella di riso;
i foraggi disidratati ottenuti con temperatura superiore a 100°C, nella dose massima di 2 kg/capo/giorno (non cumulabile con la quota di foraggi disidratati eventualmente fornita con i mangimi).

Assolutamente vietati invece:

  • l’impiego di insilati di ogni tipo, ivi compresi i pastoni. Inoltre, per evitare che, attraverso la catena alimentare, gli insilati possano contaminare l’ambiente di stalla, è altresì vietata anche la semplice detenzione in azienda di insilati di erba e di alcuni sottoprodotti quali le polpe di bietola, l’erba di pisello da seme, le trebbie di birra, le buccette di pomodoro, ecc., conservati in balloni fasciati, trincee, platee o con altre tecniche;
  • l’impiego di: foraggi riscaldati per fermentazione; foraggi trattati con additivi; foraggi ammuffiti, infestati da parassiti, deteriorati, imbrattati oppure contaminati da sostanze tossiche, radioattive o comunque nocive;
  • l’impiego di: colza, ravizzone, senape, fieno greco, foglie di piante da frutto e non, aglio selvatico e coriandolo; stocchi di mais e di sorgo, brattee di mais, paglia di soia, di riso, nonchè quella di medica e di trifoglio da seme; ortaggi in genere ivi compresi scarti, cascami e sottoprodotti vari allo stato fresco e conservati; frutta fresca e conservata nonché tutti i sottoprodotti freschi della relativa lavorazione; barbabietole da zucchero e da foraggio, ivi compresi le foglie ed i colletti; trebbie di birra, distiller, borlande, vinacce, graspe e altri sottoprodotti provenienti dalla produzione della birra, dall’industria enologica e saccarifera e dalle distillerie ad esclusione del melasso, come legante per mangini e delle polpe secche di bietola; tutti i sottoprodotti della macellazione, ivi compreso il contenuto ruminale; tutti i sottoprodotti dell’industria casearia.

Il Disciplinare procede ancora più nel dettaglio, specificando anche le dosi giornaliere massime per i mangimi accettati, alimento per alimento.

Perché tanta precisione?
Perché il latte è un prodotto fresco ricco di nutrienti e può facilmente essere alterato da ciò che viene dato da mangiare alla mucca da cui lo mungiamo.
Bisogna poi considerare che la qualità del latte dipende in larga parte dalla qualità della vita – e dunque dallo stato di salute – delle mucche, che sono animali ruminanti, con un apparato digestivo particolare, adatto ad alcuni tipi di piante e non ad altri e, certamente, non a derivati animali.

Erbe naturali, unifeed e gusto

In molti allevamenti di vacche da latte si applica la “tecnica della razione costante” ovvero si sceglie di alimentare gli animali con un pastone definito unifeed.
L’unifeed è un mix di foraggi lunghi concentrati, tritati in particelle di 3-5cm uniti a sottoprodotti di altre coltivazioni e ad altri alimenti inclusi nella dieta naturale dell’animale.

Questo aumenta la produttività giornaliera di latte, ma va a discapito degli aromi, della ricchezza organolettica e qualitativa del latte.

Diverse ricerche hanno confermato ciò che gli esperti casari sapevano già per esperienza diretta: il tipo di foraggio assunto dalla mucca influisce sulla qualità organolettica del formaggio prodotto con il suo latte.
A diversi tipi di pascoli corrispondono diverse composizioni volatili dell’aroma.

Noi del Caseificio Boselli abbiamo preferito la qualità alla quantità, a partire proprio dal foraggio, abbiamo infatti scelto di nutrire i nostri animali solo con l’erba medica, che è la migliore..

La qualità possiamo garantirla, perché siamo una filiera chiusa: coltiviamo noi stessi l’erba medica, sempre noi mungiamo il latte e lo lavoriamo all’interno del nostro caseificio.
Controlliamo dunque ogni fase della produzione, per assicurarci di produrre solo ed esclusivamente Parmigiano Reggiano DOP di altissima qualità.

Allevamenti, inquinamento e sostenibilità

Indubbiamente gli allevamenti animali hanno un impatto sull’ambiente circostante, perché consumano risorse e diffondono gas metano nell’aria.

Molto si può fare affinché questo impatto sia minimo, a partire dalla tutela delle falde idriche, passando poi per per la diversificazione delle colture (la biodiversità è fondamentale per il benessere del pianeta – e nostro – ) e anche per una migliore gestione delle deiezioni animali, che non sono solo dannose per via dei gas che disperdono, ma anche utili per la fertilità del terreno.

Oltre a buon senso ed esperienza, anche la scienza sta lavorano al fianco degli allevatori e degli agricoltori per trovare sempre migliori soluzioni di eco-sostenibilità.
Ad esempio, recenti studi dimostrano che l’aggiunta di tannini al foraggio dei ruminanti riduce la produzione di gas e migliora, al contempo, la qualità degli acidi grassi della frazione lipidica del latte.

Insomma: innovazione e tradizione convivono costruttivamente in agricoltura, a tutto vantaggio dell’ambiente e della qualità della nostra vita.

Il più grande obiettivo oggi e per il nostro futuro è dunque quello di riuscire ad avere coltivazioni ed allevamenti sempre più efficienti, con prodotti sicuri e di alta qualità ed eco-fiendly.

A questo obiettivo lavoriamo ogni giorno nella nostra azienda, con scrupolo e dedizione.

Per approfondire:

  • Kees de Roest – “The Production of Parmigiano-Reggiano Cheese”, Uitgeverij Van Gorcum, 2000
  • “Conjugated Linoleic Acid Content of Milk and Cheese from Cows Fed Extruded Oilseeds” – T.R.Dhiman E.D.Helmink 2D.J.McMahon R.L.Fife M.W.Pariza – Science Direct
  • “Relationships between flavour and chemical composition of Abondance cheese derived from different types of pastures” – Christophe Bugauda, Solange Buchina, Agnès Hauwuyb and Jean-Baptiste Coulonc – Dairy Journal
  • “Interrelationships between the diet fed to cows, composition and properties of milk and composition and quality of Cheshire cheese from farmhouse manufacturers” – Alistair S. Grandison, Malcolm Anderson, Graeme D. Ford and Lavinia Newell – Journal of Dairy Research
  • “Tannins in forage plants and their role in animal husbandry and environmental sustainability: a review” – G. Piluzza L. Sulas S. Bullitta – Wiley Online Library
  • “Forage use to improve environmental sustainability of ruminant production” -J. Guyader H. H. Janzen R. Kroebel K. A. Beauchemin – Journal of Animal Science, Volume 94, Issue 8, August 2016
  • “Forage based animal production systems and sustainability, an invited keynote” – Abdul Shakoor Chaudhry – Revista Brasileira de Zootecnia
  • “GAMEDE: A global activity model for evaluating the sustainability of dairy enterprises Part I – Whole-farm dynamic model Author links open overlay panel” Jonathan Vayssières François Guerrin Jean-Marie Paillat Philippe Lecomte – Science Direct
  • Mangimiealimenti.it: “L’impiego dei tannini in alimentazione animale può migliorare la qualità del latte e della carne dei ruminanti?”
  • Informatorezootecnico.edagricole.com: “Sadepan: performance in alto con i tannini”
  • “Higher sustainability performance of intensive grazing versus zero-grazing dairy systems” – Marijke Meul, Steven Van Passel, Dirk Fremaut, Geert Haesaert – Agronomy for Sustainable Development
  • “Improving Dairy Farm Sustainability I: An Approach to Animal and Crop Nutrient Management Planning” – S. D. Klausner, D. G. Fox, C. N. Rasmussen, T. P. Tylutki, L. E. Chase, W. C. Stone, R. E. Pitt and P. E. Wright – Journal of Production Agriculture
  • “Measuring farm sustainability and explaining differences in sustainable efficiency” – Steven Van Passel, Frank Nevens, Erik Mathijs, GuidoVan Huylenbroeck – Science Direct